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Un dovere dei genitori: “non giocarsi” i figli coi videogiochi violenti

Quasi sempre i minori sono impegnati per ore e ore con videogiochi che i genitori non hanno mai visto. E spesso questi giochi sono pericolosi e possono causare gravi danni fisici e psichici. Necessario e indispensabile il controllo. Di Francesco Giacalone

Quanti genitori conoscono davvero i videogiochi dei propri figli? Oltre a gettare un’occhiata (distratta) di tanto in tanto, gli adulti tendono a non controllare le immagini che scorrono velocemente negli schermi della tv o del pc. Molto più spesso invece i papà e la mamme guardano con attenzione l’orologio per assicurarsi che non siano passate troppe ore da quando il proprio bambino abbia acceso la consolle. E’ vero infatti che gli esperti consigliano di non superare un’ora al giorno davanti ai videogames, perché le attività dei ragazzi vanno diversificate e dal punto di vista fisico un bambino ha bisogno di molto movimento. Ma tutto questo non basta. Prima di proibire o permettere ai ragazzi di giocare bisognerebbe saperne di più sull’argomento. Il metodo migliore è esplorare Internet: probabilmente troverete dei giochi didattici, per imparare le lingue, conoscere la storia, la natura o gli animali. Ci sono in realtà anche giochi con un alto tasso di violenza, spesso rivestiti di una grafica accattivante e particolarmente curata che cattura più facilmente l’attenzione e la fantasia dei bambini. Quando i ragazzi chiedono il permesso di giocare sarebbe opportuno sapere quale gioco hanno scelto. Questo vale in particolare se vostro figlio ha intenzione di giocare on-line, dove ovviamente c’è meno controllo. Per poter stare tranquilli bisogna investire il proprio tempo in ricerche sul web o su manuali relativi all’argomento che possono tutelare i minori dalle insidie sia dei giochi on-line che di quelli commercializzati dalle grandi “case” produttrici.

Le nuove generazioni sono nate nell’era del digitale, non hanno avuto bisogno di alcun apprendimento per accedere ai cosiddetti new media, ne conoscono già il linguaggio. Leggere, scrivere, contare, sono delle attività che i ragazzi di oggi preferiscono compiere con il supporto dei pc. Le capacità tecnologiche di cui i minori hanno bisogno sia nel presente che nell’immediato futuro si devono di certo sviluppare, ma è opportuno non trascurare i media “classici”. I libri scolastici, i libri di narrativa, insieme ai fumetti e all’animazione non dovrebbero mancare nella “dieta mediale giornaliera”, per stimolare al massimo la fantasia dei più piccoli. Alfabetizzare le nuove generazioni sulle tecniche relative ai media digitali non è necessario poiché per un bambino un videogioco parla già la propria lingua che per un adulto è spesso incomprensibile. È bene però informarsi (quantomeno) per avvicinarsi a questo mondo in continua evoluzione che accende le passioni di quasi tutti i ragazzi. L’intervento più intelligente che possa fare un genitore è quello di aiutare il figlio affinché sia in grado di operare  “le sue scelte” nel momento in cui non ci può essere un adulto a vigilare sui contenuti di certi videogiochi. Un altro fattore importante riguarda infatti la percezione della violenza sullo schermo da parte dei piccoli videogiocatori, cercando di comprendere se essi sono effettivamente in grado di distinguere la violenza simulata da quella reale. Considerando l’enorme influenza che esercitano i videogames, molti psicologi sostengono che i videogiocatori, specie quelli più impressionabili, possano imitare in situazioni “reali” i comportamenti adottati dai loro beniamini nei mondi virtuali; comportamenti che, come ben sappiamo, sono spesso violenti. I critici sostengono che il videogioco riduce la capacità dei soggetti di provare empatia per le vittime di aggressioni “reali” e i videogiochi vengono accusati di rinforzare comportamenti aggressivi. Dato che la pratica videoludica di per sé non è violenta, occorre distinguere tra un atto violento e la sua rappresentazione. Una ricerca dell’università dello Iowa, pubblicata sul Journal of Experimental Social Psycology, è giunta alla conclusione che chi gioca con videogames violenti diventa meno sensibile alla violenza presente nel mondo reale. La “desensibilizzazione” viene spiegata come “una riduzione delle emozioni in reazione ad atti violenti reali”. Utilizzare i giochi più cruenti porterebbe ad essere più aggressivi, intolleranti e meno altruisti. Questo è vero soprattutto per gli effetti a lungo termine sui bambini.

In altre parole, non si può sapere con certezza cosa succederà da grandi ai ragazzi-videogiocatori. Ma nell’ambito di un sondaggio condotto a livello nazionale su 1178 giovani americani (tra gli 8 e i 18 anni), il professor Douglas Gentile, assistente alla cattedra di psicologia dell’Università dello Iowa, ha rilevato che quasi un giocatore su dieci (8,5%) manifesta sintomi patologici che possono causare danni di natura familiare, sociale, scolastica e psicologica. In molti Paesi infatti sia medici che assistenti sociali ricevono spesso richieste di cure per dipendenza da videogioco. Afferma il prof. Gentile: “Non sappiamo quali siano i soggetti maggiormente a rischio, ma è importante sapere che molti disturbi presentano correlazioni con altri. Potrebbe trattarsi di un sintomo di depressione, ad esempio, e quindi individuare questo genere di correlazione ci consentirebbe di capire come curare il disturbo.” Le ricerche condotte sin ora mettono in evidenza, ad esempio, che una buona parte dei bambini che hanno sviluppato dipendenza dai videogiochi sono vittime di bullismo e quindi preferiscono rimanere isolati dai coetanei. Il videogioco diventa un rifugio, un modo per sentirsi  nuovamente accettati, grazie alla propria abilità e alla propria prontezza con il joystick. 

Mentre giocano i bambini hanno la prova tangibile e continua dei propri miglioramenti. L’espediente usato per dare questa percezione è l’avanzamento di livello, che si ottiene nel momento in cui sono raggiunte una serie di abilità. Si ottiene una gratificazione che permetterà al bambino di sentirsi più appagato. Ci riferiamo a ciò che una volta rappresentava una vittoria su un campo di calcio o la promozione all’anno successivo a scuola di musica.

I videogiochi inoltre  richiedono, a ritmo continuo e a grande velocità, di prendere decisioni di vario tipo. Questo è gratificante per i ragazzi poiché si sentono  più autonomi in un mondo in cui gli adulti non possono mettere piede.

Ma vi sono bambini chiusi nelle loro stanze a giocare in modo ossessivo, casi sporadici e gravissimi, attorno ai quali sono sorti addirittura centri di recupero e rieducazione. Nonostante vi siano giornali specializzati o settimanali di psicologia (anche nel nostro Paese) che cercano di non far apparire la situazione molto grave, gli allarmi lanciati sull’utilizzo quotidiano sono sotto i nostri occhi: il 57% dei bambini gioca meno di un’ora, il 26% da una a tre ore al giorno, l’11 % gioca pochi minuti, ma il 6,5 supera le tre ore di gioco.   

Una durata ragionevole di esposizione ai videogiochi però può donare dei piccoli benefici. La capacità di sopportare la sconfitta, ad esempio, è una dote importante che serve ai ragazzi per diventare più “grandi”; una sollecitazione positiva nel rilanciarsi continuamente, elaborando nuove strategie senza perdersi d’animo. E’ importante inoltre sottolineare che maneggiare una consolle o sedersi direttamente al computer è la migliore introduzione all’uso della tecnologia e tutti quegli  strumenti divenuti oramai indispensabili nella vita dei cittadini. Da non sottovalutare anche l’avvicinamento alle lingue straniere. I videogiochi forniscono l’occasione per fare i conti con l’inglese senza delle vere e proprie lezioni di grammatica. Chi sa’ leggere le indicazioni che arrivano dal gioco (spesso nella lingua originale) arriverà in modo più veloce alla soluzione di enigma o troverà prima la strada per raggiungere la meta finale del gioco.

Stabilire insieme ai propri figli degli orari per lo studio, per le attività sportive e per i videogiochi è considerato un ottimo metodo dagli studiosi di dipendenze e patologie legate al gioco compulsivo. Si possono conoscere inoltre quali sono i videogiochi da evitare digitando semplicemente su google: CLASSIFICA VIDEOGIOCHI VIOLENTI o poter essere informati su quelli più creativi utilizzando ad esempio le parole VIDEOGIOCHI EDUCATIVI. In questo modo è facile entrare in alcune pagine web ricche di consigli.

La famiglia può dunque intervenire in modo decisivo per salvaguardare i ragazzi, in special modo attraverso il dialogo ed una maggiore conoscenza di questo mondo che purtroppo si pensa sia “vietato agli adulti”.

Il sito del PEGI

http://www.pegi.info/it/



 
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