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Una legge per contrastare la manìa del video-poker

Circa 6 miliardi di euro giocati nel 2008 dagli italiani nei “casinò” televisivi e on-line, specialmente a poker. Il gioco diventa un’ossessione. Si chiama GAP (gioco d’azzardo patologico) e porta alla rovina, non solo economica, moltissimi giocatori, anche giovanissimi. Di Francesco Giacalone

Gli occhi fissi sulle carte da gioco, adrenalina alle stelle e nessuno sguardo da poter scrutare, solo la “freddezza” dello schermo di fronte a sé. Oggi sempre più italiani spendono tempo e denaro nei collaudati casinò on line.

Nel 2009 il poker nella Rete ha raggiunto quote di “appassionati” senza precedenti. In questo periodo su internet il gioco regolare pesca a piene mani tra coloro che pur di vincere qualcosa si siedono al tavolo verde collegandosi con le sale virtuali. Ma non basta questo a spiegare il boom. Buona parte del “merito” è del Texas Hold’em, il poker sportivo che dagli Stati Uniti è arrivato in Italia sotto forma di mega tornei. Gioco moderato, perché al massimo si perde la posta iniziale, che nella maggior parte dei tornei è intorno ai cento euro. Gioco di moda che ha cancellato dall’immaginario collettivo la vecchia icona del pokerista incallito, capace di bruciare in una sola notte tutti i beni accumulati in una vita. Non è un caso che questa specialità sia sbarcata ormai anche in televisione, ottenendo un discreto successo. È stata proprio questa la moda che hanno sfruttato su internet gli operatori attualmente riconosciuti sul mercato italiano che nel 2009 arriveranno a quota nove. Al momento le regole dicono che finisce nel montepremi l’ottanta per cento delle puntate. Il resto si divide fra lo Stato, che si accontenta fin ora di una piccola percentuale e gli operatori. In Danimarca, uno dei Paesi europei nel quale si gioca già da qualche anno, la tassazione sulle vincite è arrivata addirittura al settantacinque per cento. Solo nel 2008 lo Stato italiano ha guadagnato con il poker on line sette milioni di euro. Di certo non una fortuna, ma neanche una disfatta per un’attività che nel 2008 doveva essere poco più che un esperimento. Si stima però che gli utenti italiani finiranno per giocarsi su internet circa sei miliardi di euro, una cifra superiore di ben quattro volte a quella spesa l’anno scorso. Fra i vari giochi che si possono trovare in Rete il poker negli ultimi tempi ha addirittura superato le scommesse sportive.

La crescita è dovuta sostanzialmente a tre fattori: tecnologia, facilità di accesso e intervento statale. Proprio lo Stato ha condotto un comportamento incentivante sul movimento del gioco ma assumendo un atteggiamento distratto sui risvolti negativi ad esso legati.

Possiamo anche dire che la percezione del futuro, spesso immaginato con una lunga serie di interrogativi porta gli individui a rischiare sempre di più, trasformando il gioco da puro divertimento in mania, o peggio, in una  ossessione. Lo chiamano GAP, ovvero: gioco d’azzardo patologico. Si manifesta in diversi modi ma il movente è sempre lo stesso: eccitazione di vincere rischiando il proprio denaro. Le vittime di questa patologia hanno trovato su internet nuovi orizzonti pericolosi. Secondo una ricerca del CONAGGA (Coordinamento Gruppi per Giocatori d’Azzardo) ci sarebbero più di un milione di italiani che spendono oltre seicento euro al mese giocando in media più di tre ore e tre volte alla settimana. I gioco-navigatori appartengono spesso alle fasce di reddito più deboli e non c’è da stupirsi se in tempi di crisi tentino la fortuna. Ma i cosiddetti skill games, tra cui il poker on line, non possono far altro che peggiorare una situazione già di per sé economicamente drammatica. In aggiunta, tutte le ricerche dimostrano che la maggior quantità di giochi a disposizione (sia come numero che in termini di possibilità di accesso temporale) è direttamente proporzionale ad un aumento del numero di popolazione che perde il controllo e che diviene giocatore problematico o patologico.

La Comunità Europea spinge perché si pongano dei tetti di spesa e si introducano controlli più efficaci sui limiti d’età dei giocatori, proibendo (seriamente) ai minorenni anche le sessioni di gioco gratuite. E’ facile appassionarsi al poker e di certo un ragazzo che inizia a sedici o diciassette anni, senza posta in palio, avrà tutto il tempo per sentirsi “esperto” alla soglia dei diciotto anni e poter passare al gioco “vero”. E’ inoltre da tenere in considerazione che i rischi vengono corsi soprattutto da chi sceglie di giocare in totale assenza di sicurezza nei siti illegali. E’ interesse del giocatore quindi evitare e segnalare i banchi clandestini su Internet perché, come molti blog testimoniano, alcuni casinò virtuali spesso utilizzano un generatore di numeri non casuale che “lavora” per favorire il banco. Bisogna verificare che si giochi con un software lecito approvato da rinomate associazioni come la Internet Gaming Council o la ECOGRA. Si deve inoltre prestare attenzione anche a raggiri di cui si può essere vittime nei siti regolari. Alcuni giocatori infatti segnalano dei tempi effettivi di gioco troppo lenti perché l’utente possa recuperare i soldi dal conto, altri invece si lamentano perché l’accesso al proprio denaro è reso difficile dai siti, attraverso cambi di password frequenti e procedure particolarmente complicate. Alcune sale telematiche inoltre tramite e-mail offrono bonus d’entrata allettanti che si dimostrano una vera e propria esca per giocatori alle prime armi.

Di certo oggi è difficile contrastare questa enorme macchina legata ad interessi economici ingenti ma non sarebbe neanche utile per la collettività favorire politiche proibizionistiche; si può chiedere però alle Istituzioni di sostenere una serie di ricerche sulle patologie connesse al gioco, attuabili attraverso la formulazione di chiare politiche pubbliche in questo settore.

 

 

 
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