«Eluana è morta!». La notizia agghiaccia anche attraverso lo schermo tv: c’è un innaturale silenzio sospeso, di pochi secondi, ma intenso, che ferma il respiro di chi parla in tv e di chi assiste, nell’ora della cena e del riposo. Così un’assenza si rivela per quello che è stata, una presenza forte che costringeva a pensare alla vita e alla morte, ai "fondamentali" dell’esistenza di ognuno. E le due trasmissioni di approfondimento aperte in prima serata - eccezionalmente Porta a Porta su Raiuno e L’infedele su La 7 " come programmato " hanno subito l’impatto della notizia come una ventata gelida e i convenuti, da una parte e dall’altra, hanno mostrato chiaramente lo sconcerto e la confusione, imbastendo dialoghi in cui il disagio traspariva evidente. Perché dal senso irrimediabile di una morte cercata si è passati purtroppo a dichiarazioni già sentite in questi giorni, in cui ciascuno sosteneva ruoli già visti e previsti, e l’etica si è dissolta nella politica o in fumose e contorte disamine sul lecito e l’illecito, l’istituzionale e il legale, mentre un’ombra copriva le voci e dissolveva i concetti. Tante parole, in ore di approfondimento dalle quali " lo si è visto nei risultati dell’auditel " molti si sono allontanati: tanto è vero che la somma di coloro che hanno seguito i talk show è inferiore alla cifra di quelli che, forse in una fuga dall’oppressione e dalla tristezza, hanno scelto il programmone della serata, quel Grande Fratello di Canale 5 " ripreso beffardamente poi da Italia 1 dopo mezzanotte " che fatto uno sfracello di ascolti. Perché si sono delineati chiaramente, nella sera di quella morte annunciata, i due filoni di pubblico che la tv seguono e che dalla tv si aspettano qualcosa. Informazione e non approfondimenti spesso cerebrali, prolissi e capziosi, poco chiari e dottrinari, per alcuni, minoritari quanto a numero; intrattenimento ridanciano e spesso anche volgare per chi si vuole allontanare da quella realtà che si annuncia soltanto nei titoli, e dalla quale è meglio sfuggire comunque, per non angosciarsi, per non soffrire.
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