Focus sull’IA: stiamo creando una società «stupidogena?»

Bruno Giussani – Inserto ‘L’economia civile’, Avvenire, 25 marzo

L’uso crescente dei sistemi di IA promette maggiore efficienza e produttività. Ma la delega sistematica del pensiero, dello studio e della scrittura potrebbe produrre un indebolimento delle capacità cognitive e dello spirito critico.

Il mondo si sta algoritmizzando. Parola lunga che significa che sempre più aspetti della nostra vita, dalle relazioni sociali alle scelte di consumo o culturali, dal lavoro alla politica, vengono guidati, filtrati o decisi da sistemi tecnologici digitali, spesso in modo automatico e invisibile.

La relazione fra noi e queste macchine è spesso disorientante, in particolare da quando, tre anni fa, i cosiddetti chatbot di intelligenza artificiale hanno cominciato a diffondersi su larga scala. Sono sistemi capaci di simulare testi, immagini e conversazioni. Il più noto è ChatGPT. Ve ne sono tanti altri, e contano già centinaia di milioni di utilizzatori.

Molti vi si affidano con entusiasmo, altri vi vedono una minaccia: sull’affidabilità dell’informazione, per esempio, o sui posti di lavoro. Il rischio rappresentato dall’IA è tuttavia più profondo e insidioso. Questi sistemi offrono la possibilità di delegare lo sforzo di pensare, riflettere, scrivere, scegliere. Sembrano magici. Ma il costo nascosto è enorme: più deleghiamo il pensiero, lo sforzo di capire, la decisione, meno saremo capaci di pensare, capire e decidere….continua sull’inserto di Avvenire ‘L’economia civile’ del 25 marzo