Frassati e Acutis. Una piazza per due santi, il piacere di ritrovarsi uniti

Dal vivo, tra la folla davanti a San Pietro, la canonizzazione di Pier Giorgio e Carlo mescola felicemente due “popoli” diversi per tanti aspetti ma che si trovano in un solo “respiro” di Chiesa

La preoccupazione della vigilia era che le canonizzazioni di Frassati e Acutis vivessero su dimensioni separate. Un timore che resisteva anche sul sagrato di San Pietro, domenica mattina, nei conciliaboli di chi attendeva l’inizio della cerimonia. Sino a quando, fuori programma e prima del rito, quasi nell’incredulità dei presenti, non è apparso Leone XIV per dare il benvenuto agli ottantamila fedeli presenti in piazza. Nel breve discorso, il Papa ha indicato i motivi per cui vi era profonda unità in quanto si stava per vivere: la folta presenza delle nuove generazioni, attratte in modo simmetrico e complementare da Pier Giorgio e Carlo; la cifra dell’ordinarietà, della quotidianità, della semplicità che accomuna un giovane e un adolescente vissuti in epoche diverse, ma non estranee l’una all’altra.

L’indirizzo di Leone XIV ha consentito di riscrivere le aspettative nutrite rispetto all’evento di domenica, e di predisporsi con maggiore apertura di spirito rispetto al rito della canonizzazione. Un vero e proprio esercizio di comunione. I numerosi gruppi di Azione cattolica erano, con tutta oggettività, convenuti principalmente per Frassati. La figura del giovane torinese, insieme a quella di Vittorio Bachelet, rappresenta un pezzo consistente del patrimonio condiviso di diverse generazioni di soci dell’associazione, come a creare un filo rosso che unisce radicalità evangelica e completezza di vita, passione sociale e servizio alle istituzioni, carità e pensiero, operatività e cultura, senso della Chiesa e laicità compiuta. L’esercizio è stato quello di comprendere percorsi di fede e di formazione meno “tradizionali” e “strutturati”, meno collegati alla storica ricchezza delle aggregazioni laicali. Allo stesso tempo, i tanti adolescenti accorsi per Acutis, soprattutto ragazzi di oratori, hanno potuto esercitarsi con un laico poco più grande di loro, Pier Giorgio, ma molto vicino soprattutto nel senso profondo dell’amicizia, quella vera, indissolubile, anche scanzonata, valore che il santo torinese metteva decisamente sul podio della propria esistenza…..continua a leggere su https://www.avvenire.it