Minori e social: le soluzioni oltre i divieti. «Alleanza tra famiglie, scuola e medici»

di Ilaria Solaini
Articolo ripreso da Avvenire.
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Lavorare in modo integrato e comunitario per educare gli adolescenti. La pediatra Bozzola: «Ogni anno senza un device, è un anno guadagnato in salute per i nostri figli»
Come si può lavorare, in modo integrato e comunitario, per promuovere l’educazione digitale degli adolescenti, ma anche degli adulti che sono i loro punti di riferimento? Una delle risposte possibili – emersa alla Camera dei deputati da un incontro con una serie di specialisti promosso dalla Fondazione Patti digitali – riguarda la costruzione di un’alleanza dal basso e graduale che coinvolga famiglie, scuole e medici e se possibile che trovi anche nel nostro Paese un sostegno a livello normativo.
Nel resto del mondo il modello australiano che vieta l’accesso alle piattaforme social per i minori di 16 anni è ancora sotto osservazione e sulla verifica dell’età degli utenti anche la Commissione europea sta lavorando da mesi per raggiungere una soluzione armonizzata. Al tempo stesso, dagli Stati Uniti, nelle ultime settimane, sono arrivate due sentenze storiche che hanno riconosciuto le responsabilità di Meta Platforms e Google nell’aver creato consapevolmente delle piattaforme dall’addictive design, che hanno contribuito ad arrecare danni alla salute psicofisica degli adolescenti. A Roma è intervenuta anche la ministra per la famiglia Eugenia Roccella, sottolineando la necessità di una riflessione condivisa, che non sia a partire dagli schieramenti, e che guardi all’obiettivo comune della protezione digitale dei minori. Secondo Roccella, per costruire un ecosistema digitale sicuro e accogliente un divieto di accesso ai social media non è sufficiente: «I pericoli vengono dal dark web, da quei social come telegram resistenti a ogni forma di divieto, ma anche dalle piattaforme di messaggistica, dunque, il divieto dei social è solo parziale, non copre i rischi peggiori, e non può essere considerato come l’unica soluzione».A poco più di tre mesi dalla sua nascita, la Fondazione Patti digitali, che lavora a stretto contatto con medici specialisti, insegnanti e ha coinvolto oltre 20mila famiglie, ha presentato una recente un’indagine, di cui ha discusso anche alla Camera anche il sociologo e presidente della Fondazione Patti Digitali, Marco Gui. Al centro l’accesso precoce ai social media e la presenza dello smartphone sono tra «le pratiche più negativamente correlate alle performance scolastiche alle scuole superiori, anche per quanto riguarda la competenza digitale»…..continua a leggere su https://www.avvenire.it











