EducherAI

Nel numero di Giugno 2026 della prestigiosa rivista per insegnanti e genitori “TUTTOSCUOLA” dall’intrigante titolo di copertina “EducherAI”, Rita Manzani Di Goro, presidente Age Toscana, affronta il tema del rapporto tra bambini, adolescenti e tecnologie digitali, sottolineando come lo smartphone rappresenti oggi uno degli strumenti più complessi da gestire sul piano educativo. A differenza di altri oggetti potenzialmente pericolosi, il telefono cellulare cattura continuamente l’attenzione attraverso notifiche e contenuti personalizzati, influenzando non solo il tempo trascorso online, ma anche lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei più giovani. Per questo motivo, i timori dei genitori sono comprensibili, ma non possono tradursi soltanto in divieti o controlli.
Ampio spazio viene dedicato alle riflessioni del docente e vicepresidente nazionale AIART Lorenzo Lattanzi, che invita a considerare l’educazione digitale come un percorso di accompagnamento. Egli osserva che molti genitori non lascerebbero mai un figlio attraversare la strada da solo, mentre gli permettono di navigare in Internet senza alcuna guida. Per spiegare il corretto approccio ricorre all’esempio della piscina: prima si entra in acqua insieme ai genitori, poi si utilizzano strumenti di protezione e solo gradualmente si conquista l’autonomia. Allo stesso modo, i bambini dovrebbero imparare a usare il web affiancati dagli adulti.
Secondo Lattanzi è fondamentale educare i figli al dubbio e al pensiero critico, perché i media e gli algoritmi mostrano soltanto una parte della realtà e sono sempre più capaci di orientare gusti, emozioni e comportamenti. L’intelligenza artificiale, inoltre, produce contenuti personalizzati che possono risultare particolarmente coinvolgenti, mentre cresce il fenomeno degli adolescenti che cercano sostegno emotivo nelle chatbot. Per questo il semplice controllo tecnico o la fiducia non bastano: i ragazzi riescono spesso ad aggirare le limitazioni e, proprio nell’adolescenza, tendono a rifiutare le imposizioni. Il vero antidoto, afferma Lattanzi, è la presenza educativa degli adulti, attraverso un dialogo continuo e regole condivise.
Tra le indicazioni pratiche vengono suggeriti momenti quotidiani “media free”, come i pasti, la camera da letto e l’ora che precede il sonno, oltre all’idea che, almeno fino ai dodici anni, lo smartphone debba essere considerato uno strumento della famiglia e non un oggetto personale del bambino. È inoltre importante abituare i figli, fin da piccoli, a parlare apertamente delle proprie esperienze online.
L’articolo richiama anche le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria, secondo cui ogni anno trascorso senza dispositivi digitali costituisce un investimento per la salute futura del bambino, e riporta i principali segnali di un uso problematico delle tecnologie, tra cui disturbi del sonno, affaticamento visivo, bisogno compulsivo di connettersi, isolamento sociale e alterazioni dell’umore. Infine vengono ricordati i “Patti digitali”, accordi tra famiglie e scuole per condividere regole comuni, e le indicazioni dell’avvocata Deborah Bianchi sulla tutela della privacy, sulle responsabilità dei genitori e sui rischi legati alla diffusione incontrollata di immagini e dati personali, al cyberbullismo, alla diffamazione e al furto d’identità. La sicurezza dei minori in rete, infatti, si costruisce soprattutto attraverso l’educazione, la presenza degli adulti e una relazione di fiducia fondata sul dialogo.
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