Smartphone a 5 anni, cervello che degrada e rifiuto del lavoro”, Galimberti: “Il cellulare distrugge le capacità dei giovani. Non leggono più e regrediscono allo stadio infantile

Il filosofo Umberto Galimberti ha affrontato il tema dell’impatto del cellulare sui giovani in un intervento pubblico. Il pensatore ha evidenziato come la tecnologia abbia modificato le dinamiche relazionali a partire dall’infanzia. I bambini ricevono lo smartphone già a 4 o 5 anni. Un genitore che non consegna il dispositivo al figlio non lo priva di uno strumento tecnico ma della socializzazione stessa.

La tecnica è diventata sociologia e psicologia. Il cellulare genera dipendenza e regressione emotiva. Galimberti ha descritto l’esperienza di inviare messaggi senza ricevere risposta immediata. L’attesa diventa insopportabile. La persona regredisce allo stadio infantile, quando il bambino strilla se la madre esce dalla stanza.

Le app di controllo consentono di monitorare spostamenti e conversazioni del partner. Ogni individuo si trasforma in detective privato. La paranoia e il controllo generalizzato sostituiscono la fiducia. Il filosofo ha ricordato che un tempo si gestiva la distanza senza problemi, quando il telefono era uno solo per famiglia.


Degrado cognitivo e perdita della capacità di lettura

I ragazzi subiscono processi di derealizzazione. Possono esplorare gli abissi oceanici senza bagnarsi e visitare Pechino senza muoversi da casa. La conseguenza è che sanno solo quello che vedono e sentono. La lettura è in declino. Il cervello degrada rapidamente senza l’esercizio della decodifica dei segni grafici. Leggere costringe a tradurre le parole in immagini mentali. Chi legge “C.A.N.E.” deve trasformare velocemente i segni in rappresentazione visiva. La cultura dell’immagine elimina questa operazione cognitiva. Il passaggio dalla lettura alle immagini produce un degrado cerebrale veloce e inesorabile.

Galimberti ha sottolineato come il fenomeno comprometta le capacità intellettive di un’intera generazione. La scuola si trova a gestire studenti che non sviluppano più le competenze cognitive tradizionali. Il filosofo ha collegato questo declino alla difficoltà crescente dei giovani di affrontare testi complessi e ragionamenti articolati……continua a leggere su https://www.orizzontescuola.it