«Mio figlio impazzisce se gli tolgo il telefono»: al Gemelli si studia il rapporto tra giovani e tecnologie

«Mio figlio impazzisce se gli tolgo il telefono». È una delle richieste di aiuto che arrivano con maggiore frequenza al Centro per la Psicopatologia da Web del Policlinico Gemelli di Roma, dove vengono seguiti bambini, adolescenti e giovani adulti con un uso problematico delle tecnologie digitali.

Come spiega il professor Federico Tonioni, nel Centro arrivano ragazzi dalla scuola primaria fino ai 23-24 anni, accompagnati da genitori sempre più preoccupati. Tra i comportamenti più ricorrenti c’è la difficoltà a interrompere lo scorrimento continuo dei reel e dei contenuti sui social, una compulsione di cui spesso gli stessi ragazzi si rendono conto.

Lo psichiatra invita però a non fermarsi al comportamento. «Il problema è sempre a monte», spiega. Ogni forma di dipendenza può rappresentare il tentativo di affrontare un disagio o un’angoscia più profonda. Per questo motivo, sottolinea, non bisogna limitarsi a togliere lo smartphone o la connessione, ma comprendere quale funzione stia svolgendo quella tecnologia nella vita del ragazzo.

Tonioni richiama anche l’attenzione sul ruolo degli adulti, invitando i genitori a riflettere sul tempo trascorso con i propri figli e sul rischio di delegare troppo spesso agli schermi un ruolo di “babysitter”.

Per AIART, questo è un messaggio importante: il digitale non è il nemico, ma uno strumento che va compreso ed educato. Dietro un uso eccessivo della tecnologia possono esserci bisogni relazionali, emotivi o psicologici che richiedono ascolto, dialogo e, quando necessario, il supporto di professionisti.

Fonte: Reel pubblicato sull’account Instagram de Il Messaggero e dichiarazioni del professor Federico Tonioni, direttore del Centro per la Psicopatologia da Web del Policlinico Gemelli di Roma.